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Naming: questione di “vita” o di “morte”?
20 Jun 2017

Naming: questione di “vita” o di “morte”?

Scritto da Nicoletta Macallé

Davanti al numero sempre più in crescita delle aziende nel mondo, è inevitabile fare una considerazione: se per mettere in piedi un’azienda c’è bisogno di un progetto, scartoffie varie e un buon budget, è la cosiddetta “brand identity” che fa la differenza e ne determina la sopravvivenza. Proprio così: si può avere in mano il progetto più accattivante e completo del mondo, ma se alla base di esso non ci sono i giusti accorgimenti in fatto di impatto visivo, il naufragio è dietro l’angolo!

 

Cosa significa “naming” e perché è essenziale?

Uno di questi elementi, importantissimi per il brand, è il “naming”. La parola “naming” significa letteralmente “denominare” e, nel campo del marketing, è lo studio legato all’ideazione del nome di un prodotto o di un’azienda. E’ infatti errore comune pensare che, nell’identità aziendale, a fare la differenza sia solo il logo e l’impatto visivo e sensazionale dei colori che vengono usati nella presentazione del brand: non è così. Pensate ai prodotti che hanno fatto la storia della vostra infanzia: il famosissimo gelato Blob, i formaggini Mio, e potremmo continuare all’infinito, con tantissimi altri esempi. Ma in quanti ricordano il logo o i colori usati nel marchio? Pochissimi; anzi, altri nemmeno lo hanno mai visto, ma lo conoscono solo per sentito dire. Ed è proprio questo il punto. Appurato che il logo sia anch’esso un elemento di estrema importanza, si trova ad essere “sorpassato” dal naming, che è proprio quell’elemento che può essere tramandato a voce, di bocca in bocca: un esempio lampante dell’importanza della parola. Quindi sì: il naming è il responsabile diretto del successo o del collasso assoluto di un progetto.

 

Come non sbagliare?

Se è facile far correre il nome di un brand di bocca in bocca, resta idearlo il compito più arduo. Bisogna pur sempre ideare un name che rimanga impresso nella mente di chi lo legge, anche per caso o di sfuggita. La prima cosa da fare è: non copiare! Eh già. Perché, proprio come a scuola, non ripaga per niente. Piuttosto, con un po’ di ricerca costruttiva sugli elementi che scegliamo essere significativi per il nostro brand, potrebbero esserci già dei risultati discreti. Il nome ideale dovrebbe rispettare le regole del “C.M.O.P.O”: corto o, comunque, non estremamente lungo; memorizzabile, che rimanga in mente; originale (la cosa più difficile), positivo, (non deve mica evocare tristezza e sensazioni negative!) e, infine, orecchiabile. Evita come la peste nomi difficili e di difficile pronuncia: te lo storpieranno in men che non si dica.

Inoltre, per la ricerca del nome perfetto, potresti fare innumerevoli prove come, ad esempio, una mappa concettuale con gli elementi che vuoi collegare al tuo brand (natura, cibo, viaggi) o anche giocare con le parole e con le lettere, mixando e dividendo. In extremis, c’è sempre il metodo del mappamondo: fatelo girare e puntate il dito a caso. Magari vi capita un’isoletta sperduta al mondo, ma con un nome originalissimo!

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