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Content marketing vs Brand journalism
12 Apr 2017

Content marketing vs Brand journalism

Scritto da Marvin Notarangelo

Nel corso degli ultimi cinque anni, il marketing ha iniziato a guardare sempre più verso l'editoria. I grandi marchi hanno capito che creando contenuti con uno stile simile alla stampa tradizionale, avrebbero raggiunto migliori risultati. Si comincia a notare offerte di posizioni lavorative nel reparto marketing per giornalisti e copywriter, per capire veramente le effettive esigenze del lettore.

Content marketing

Il Content Marketing Institute ci rilascia questa definizione: la pratica di creare contenuti pertinenti e convincenti in modo coerente ad un target di consumatori, concentrandosi su tutte le fasi del processo di acquisto, dal brand awareness al brand evangelism.

Il processo si può riassumere così:

  • Attirare l’attenzione e generare leads;
  • Legare a sé gli utenti creando una community;
  • Aumentare l’affidabilità del marchio per gli indecisi;
  • Supportare il prospect nella vendita;
  • Incrementare la fedeltà nella post-vendita;
  • Mantenere una comunicazione con il cliente;
  • Costruire una collettività di persone che ti sponsorizzeranno volontariamente.

Anche se lo scopo primario del content marketing in Italia è di generare leads, il materiale che uscirà dalle tue dita non dovrà mai apparire come una “markettata”. Bensì il tuo risultato dovrà essere la fedeltà del cliente, cosicché lui ti porti altri leads volontariamente. Un paio di esempi possono essere il classico passaparola del vicino di casa o il post condiviso di un tuo amico.

Brand journalism

Le grandi compagnie stanno assumendo giornalisti per creare dei contenuti con uno stile editoriale che crei engagement con il target. Essendo il brand journalism non largamente diffuso, non esiste ancora una definizione precisa e accettata da tutti.

Diomira Cennamo, digital media advisor di Scomunicare, ha cercato di dare una definizione: "il brand journalism è il giornalismo applicato a una marca e racconta sia quello che accade all'interno dell'azienda, sia la realtà dell'azienda sullo scenario sociale e di mercato.” (fonte AGI).

Invece Maria Perez, direttrice dei servizi di comunità online per ProfNet e PR Newswire per i giornalisti, ce lo spiega in un altro modo: “I consumatori vogliono di più dalle compagnie e non solo prodotti e servizi, vogliono sapere che le aziende si interessino di loro, sui loro obiettivi, i loro sogni, e le loro vite. Se fatto correttamente, il brand journalism permette alle aziende di connettersi con i consumatori ad un livello più personale, piuttosto che attraverso un annuncio tradizionale”.

 In conclusione

Il brand journalism racconta principalmente storie per il pubblico, strizzando nel contempo un occhio al giornalismo. Spesso questi articoli non hanno alcun riferimento al brand sotto il quale sono pubblicati. Oltretutto si offre un punto di vista interno all’azienda ed è scritto come un giornalista di una testata indipendente avrebbe fatto su quella compagnia.

D’altro canto il content marketing è impostato per avere un ROI misurabile con un obiettivo di vendita in mente. Sul sito di Mc Donald’s Italia c’è uno spazio in cui si parla di ambiente e sostenibilità. Ovviamente non è all’altezza del brand journalism d’oltre oceano; possiamo essere sicuri che non è stato creato con l’idea di incrementare i clienti, ma solo per aumentare la visibilità del lato umano di Mc Donald's ai propri clienti.

Carlo Fornaro, Ceo di Scomunicare, dichiara che "il brand journalism è una grande opportunità perché il digitale, pur avendo messo in crisi il cartaceo, ha creato una maggiore domanda di informazioni credibili e in Italia ci sono tante aziende che producono informazioni di qualità.".

Sappiamo bene come l’evoluzione digitale stia mettendo in recessione il mondo delle testate cartacee. Tutti i giornalisti che hanno scelto per necessità di diventare dei copywriter o dei content marketer, possono trovare nel brand journalist una nuova linfa vitale.

 

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